Società ideali per l’investitore di medio periodo? Eccole!

Ho sempre avuto un grandissimo rispetto per i blogger finanziari, appassionati di investimenti o professionisti che utilizzano la forma scritta (ehm, il web) per mettere alla prova le proprie tesi d’investimento e conoscenze.

Non ci sono barriere, né segreti che tengano: al contrario dei contesti lavorativi dove spesso è inibito il confronto, nel blog sono ammesse ogni tipo domande, anche le più banali, ma se il tema della discussione è importante, i lettori arricchiscono la discussione e può capitare che ti si accenda in testa quella lampadina che ti apre un mondo. Ammetto di abbeverarmi spesso da questi ‘angeli del web’.

Fra gli appassionati di mercati finanziari poi diventati professionisti ricordiamo la storia di Michael Burry, protagonista del film “The Big Short”. Laureato in medicina e medico per la prima parte della sua carriera post-studi, si appassiona di ‘value investing’ e comincia a scrivere su un newsgroup MSN Money Articles. Viene presto notato per la lucidità delle sue analisi e soprattutto per la performance delle sue idee d’investimento: White Mountains Insurance Group e Joel Greenblatt saranno i primi a credere in lui quando deciderà di creare il suo hedge fund, Scion Capital. Penso che Burry sia stato il più lucido investitore a capire gli eccessi che hanno portato alla crisi finanziaria del 2008 e soprattutto, quello che meglio ha saputo trasformare questa tesi in una strategia d’investimento straordinariamente profittevole. Se guardate il film capirete che il suo percorso non è stato semplice: prima di realizzare extra-rendimenti, ha dovuto subire periodi di perdite e di forti pressioni per rimborsare il capitale degli investitori. Ma alla fine ha avuto ragione. E non è stato esattamente un percorso di bassa volatilità - buoni rendimenti.

Fra i professionisti invece citerei il blog di John Huber che ha fondato Saber Capital Management. Il suo sito è letteralmente una miniera di informazioni a cui attingere per accrescere la propria consapevolezza finanziaria in materia di investimenti azionari. Parlando proprio di un’intervista di Joel Greenblatt, Huber sottolinea come Greenblatt, famoso per la sua strategia “magic formula” (“The Little Book that Still Beats the Market - Wiley, 2010), faccia riferimento ad una lettera agli investitori di Warren Buffett del 1992 per spiegare come egli non ricerchi solo titoli che “costino poco” rispetto al valore intrinseco (“cheap”), ma che siano anche di buona qualità (“good” oppure “quality”). Questo ultimo aspetto è spiegato bene appunto da Buffett quando dice che “(…) the best business to own is one that over an extended period can employ large amounts of incremental capital at very high rates of return” … ovvero, l’aspetto che concerne la qualità dell’investimento riguarda la possibilità per quel business di poter reinvestire grandi quantità di capitale ad alti tassi di rendimento. Quindi, dice Huber, Greenblatt combina Graham e Buffett, “value” e “quality”, azioni che costino poco (“cheap”, basso P/E, basso P/CF) e che abbiano un alto rendimento del capitale e utilizza i dati di bilancio come guida per identificare aziende che possano incrociare questi criteri.

È proprio da questo spunto che parte la ricerca di Mr. Screener. Andremo a vedere quali sono state le aziende in grado di aumentare il capitale investito (“capital employed”) negli ultimi 10 anni (fiscal year 2007 fino a 2017), avendo mantenuto un rendimento del capitale investito superiore al 10%. Ricordiamoci di non dare per scontato che possano continuare a mantenere la stessa performance, ma sappiamo che la performance realizzata dalle azioni di queste aziende sarà per buona parte riveniente da questa costante creazione di valore. Per il calcolo del capitale investito utilizziamo la formula di Greenblatt, “net working capital plus net fixed assets (PP&E) less excess cash”, ovvero capitale circolante netto più le immobilizzazioni materiali meno la cassa in eccesso. Google Translate: l’ammontare delle attività che servono per far funzionare l’azienda.

I risultati sono questi:

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